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Testimonianze registrate

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malnate.org Giugno 2008
"Padre
Franco
Nascimbene"

Padre Franco Nascimbene il missionario comboniano, autore di molti libri sulle sue esperienze missionarie e sulle donne prostitute di Castelvolturno tolte dalla strada. Collega di Alex Zanotelli, che ha prestato servizio presso la comunità missionaria di Castel Volturno. Insieme  a p. Giorgio Poletti ha svolto tante azioni dirompenti e non violente in Italia a favore dei diritti degli immigrati, tra queste quella del loro incatenamento davanti alla prefettura di Caserta, per protestare contro la legge di repressione Bossi-Fini. Altre azioni dirompenti in Italia quella dei permessi di soggiorno in nome di Dio e quella per la chiusura dei CPT (Centri di permanenza temporanea) vere e proprie gabbie (peggio delle prigioni) dove vengono rinchiusi senza alcuna dignità tanti immigrati e clandestini privi di permessi di soggiorno. Padre Franco, dopo aver svolto la sua missione in Italia é partito da alcuni anni per la Colombia.

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www.malnate.org incontra Padre Franco Nascimbene

Padre Franco Nascimbene è nato a Malnate, in provincia di Varese, nel 1953.
E’ entrato nell’ordine dei Comboniani per poter realizzare la sua vocazione missionaria. Caratteristica dei padri Comboniani è la scelta di annunciare il Vangelo preferibilmente agli africani o a comunità di origine africana, discendenti degli antichi schiavi, che si trovano in altri paesi, ad esempio in  America Latina.
La sua prima destinazione è stata  l’Ecuador, nella regione di Esmeralda, in una missione ai margini della foresta. Faceva percorsi a piedi o a cavallo per visitare le varie comunità nella foresta. A fine settimana ritornava alla missione, in una casa confortevole, dove le suore cucinavano e lavavano gli indumenti. Avevano a disposizione un’auto per i rifornimenti e per l’accompagnamento dei malati all’ospedale.
Ma a poco a poco padre Franco e altri suoi confratelli avvertivano il contrasto tra l’annuncio del Vangelo rivolto ai poveri e il loro modo di vivere nel privilegio (sempre per il livello di vita di quel paese). Questa incoerenza era diventata per loro insopportabile.
E’ scattata allora la novità.
Hanno deciso di cambiare il loro modo di essere missionari: vivere con i poveri condividendo la loro precarietà e i loro problemi.
Ottenuto il consenso dei superiori e l’accettazione del vescovo locale si sono trasferiti a Guayaquil, grande città sul Pacifico, vivendo nelle palafitte in un quartiere emarginato. Non hanno voluto differenziarsi in nulla dalla vita degli altri: abitavano in una piccola baracca di legno, si mantenevano con il loro lavoro rifiutando ogni aiuto economico dal mondo dei ricchi.
Gradualmente facevano conoscenza con le famiglie. Partecipavano alle gioie e ai dolori, ai
momenti di festa e di lutto e così sono nate le comunità di fede. Leggere  la Bibbia e il Vangelo con gli occhi dei poveri è stata per loro una scoperta e un’esperienza profonda.

Dopo una parentesi di 7 anni in Italia fra gli emigrati africani di Castelvolturno, in Campania, sono ritornati in America latina, questa volta in Colombia e hanno ripreso l’esperienza di Guayaquil.
Vedendo come in particolare le donne sono sfruttate hanno proposto un’attività che potesse dare loro un po’ di guadagno, una minima indipendenza economica e la salvaguardia della loro dignità.

 

 
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