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Unione Atei Agnostici Razionalisti
- Varese -

Tra i valori a cui si ispira l’UAAR ci sono: la razionalità; il laicismo; il rispetto dei diritti umani; la libertà di coscienza; il principio di pari opportunità nelle istituzioni per tutti i cittadini, senza distinzioni basate sull’identità di genere, sull’orien-tamento sessuale, sulle concezioni filosofiche o religiose.
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L'associazione persegue tre scopi
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1- tutelare i diritti civili dei milioni di cittadini che non appartengono
ad una religione
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2- difendere e affermare la laicità dello Stato:
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3- promuovere la valorizzazione sociale e culturale delle concezioni del mondo non religiose

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Invitiamo tutti gli interessati all'organizzazione di video- incontri
a contattare la ns. sede

 

Incontro con l'Associazione Unione Atei Agnostici Razionalisti
il tuo commento

 
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14 Marzo 2012 21:52 Nome: Silvano Madasi
Splendida e serena presentazione. Preferisco di gran lunga incontri come questo, piuttosto che le litigate mediatiche impari, tese a mettere in cattiva luce il nostro (anch'io sono uaar)pensiero. Bella occasione, ben utilizzata.


14 Marzo 2012 16:29 Nome: mariuccio bianchi
mi riprometto di intervenire in un secondo momento,dato l'interesse dell'argomento. Per ora mi limito ad apprezzare un'iniziativa mediatica che dovrebbe stimolare tutti noi ad interrogarci su un aspetto non secondario del nostro essere. Io penso di essere un credente senza Chiesa o, se vogliamo,una persona che, in continua ricerca, spera fortissimamente in ciò in cui gli atei non credono.E non vuol dire sottovalutare laicità,razionalità,apertura al confronto; anzi sono questi strumenti utili anche ad una ricerca nel campo della fede. Intelligo ut credam o credo ut intelligam:comprendo per credere o credo per comprendere? A partire da questa domanda, in altri termini da Sant' Agostino e da san Tommaso vorrei proseguire

15 Marzo 2012 19:43 Nome: Silvano Madasi
secondo me Intelligo ut intelligam (spero che si scriva così). Le altre due soluzioni sono irrazionali, Mariuccio.

14 Marzo 2012 12:32 Nome: .
Certe testimonianze possono anche urtare ma mi fa piacere vedere che cualcuno HA IL CORAGGIO di fare vedere altre cose non come al solito modo di farsi vedere in questo caso sarebbe SIAMO TUTTI CATTOLICI FERVENTI CREDENTI ALTRIMENTI NON SIAMO NESSUNO.
ringrazio Malnate.org per questa intervista perché il pericolo di camminare indietro perché le abitudini ci obbligano mi sembra che cè più che nel passato e noi ci raccontiamo a noi stessi un sacco di bugie fino a pensare che non serve più sforzarci per capire come davvero la pensiamo .
siamo molto obligati a dover recitare una parte che fa comodo che lasciamo perdere di pensare per paura di avere delle brutte sorprese.
parlo per me e per quello che vedo nel posto di lavoro e dai amici della domenica.
interviste come questa servono ma bisogna trovare la curiosità per guardarle .io lò trovata oggi la curiosità infati prima non ne avevo voglia
e che ci sono tanti altri pensieri tosti che mi vorrei sentire da qualcuno che è anche facile da incontrare di persona
sono convinto che serve coraggio e chi ne parla lo stimo anche se non la penso come lui ma è giusto così

13 Marzo 2012 18:09 Nome: sandy
sentendo le dichiarazioni degli intervistati colpisce l'affermazione " noi ci appoggiamo alle sole nostre forze, senza tirare in ballo aiuti soprannaturali, contiamo solo su di noi "
certo che fa un certo effetto, di solitudine, innanzi tutto, di determinazione e senso di limite reale e razionale delle nostre possibilità
perchè quel qualcosa di indefinito che ci trascende e che potrebbe sostenerci nelle difficoltà esistenziali è un' ancora difficile da cancellare, diciamo la verità, ne abbiamo bisogno tutti, o quasi !
bisognerebbe basarsi sui risultati di questo atteggiamento, e qui la questione è complicata da definire perchè chi " si affida " ritrova risorse impensabili e tangibili
quindi, che sia io nel mio interiore o un quid sopra di me, il " credere " ti rafforza
chi conta solo sulle proprie forze ha tutta la mia stima, io cerco invece un sostegno sopra di me, esattamente nella conoscenza dei nostri limiti.

14 Marzo 2012 22:08 Nome: Silvano Madasi
Chi crede trae un beneficio nei momenti di sconforto, nelle disgrazie, un beneficio fragile e temporaneo, come fragile e temporanea, o almeno variabile, è la fede. Difficilmente la fede si mantiene salda e granitica nel tempo, e quando essa cala, il credente è nelle medesime condizioni dell'ateo: se la deve cavare con le proprie forze o con l'aiuto di chi lo circonda. La differenza è solo questa: l'ateo affronta subito la dura realtà, il credente posticipa tale momento

15 Marzo 2012 09:44 Nome: sandy
la dura realtà l'affronta sia l'ateo che il credente, non si scappa, eventualmente è diverso l'atteggiamento dei due verso le avversità
comunque la fede, che accompagna molti anche nel tempo e non solo nelle difficoltà, è difficile da definire, tanto che esiste anche il desiderio della fede, nella sensazione che sarebbe a completamento dell'individuo
desiderio che nasce spontaneo, viene dalla cultura cattolica, più o meno assimilata ? viene da influenze culturali ? è la prova che qualcosa ci trascende ?
è un dato di fatto che l'uomo è alla ricerca continua di un " perchè ".

15 Marzo 2012 19:24 Nome: Silvano Madasi
Scusa Sandy,io sono un sempliciotto e faccio fatica a capire la terminologia di chi crede, comunque provo a seguirti. Se dici che esiste anche il desiderio della fede, nella sensazione che sarebbe a completamento dell'individuo, intendi che, di riflesso, chi non ha il desiderio della fede non è un individuo completo?
Mi hai fatto una serie di domande: ti dico la mia opinione. Anche atei ed agnostici si pongono come domanda il tuo "perchè", ma diversamente dai credenti non è una ricerca continua, ma ricca di lunghe pause. Porsi la domanda non significa per forza trovare una risposta, una qualsiasi risposta, ad esempio io posso vivere benone sapendo che ad alcune domande non sono stato in grado di dare risposte, e posso classificare quelle domande come "irrisolte" o "in attesa di soluzione". Meglio che dare risposte improvvisate. Una domanda non è un desiderio, una domanda è il normale lavoro del nostro cervello: desiderio è invece il volere che la risposta sia a nostro vantaggio. Della confusione fra domanda e desiderio si nutrono le religioni: esse ti confezionano delle risposte che, seppur surreali, ti danno la speranza di un vantaggio futuro, il vantaggio più grosso possibile e, ovviamente, indimostrabile, ma, in cambio vogliono che tu, adesso, faccia (o non faccia) qualcosa che dicono loro. In ultima analisi, tu, la fede la riponi in loro: un eventuale dio è solo uno strumento nelle loro mani. Il "desiderio" non nasce spontaneo, ma è il frutto dell'imponente macchina divulgativa posta in essere dalle religioni. Tutte le religioni, anche la tua.

16 Marzo 2012 18:25 Nome: sandy
in quanto alle risposte siamo in alto mare tutti poichè anche un credente deve accettare il " mistero " il non conosciuto, l'inarrivabile, l'incomprensibile
non per niente la fede è dono cieco senza dimostrazione materiale, risposte non date ed accettazione del " buio "
credo che in ogni caso l'atteggiamento più costruttivo sia : lasciare una porta aperta, sempre, per tutto ciò che non si conosce o per tutto ciò che si ha la capacità di verificare come non ancora conoscibile
con la fede o con il senso pratico del pensiero razionale, l'affermazione e l'ammissione dei limiti cognitivi umani è atto di buon senso nella pazienza del progredire di ogni cosa
il " desiderio " è insito nell'uomo, chiamalo felicità, chiamalo sogno, chiamalo nostalgia di un eden inconscio, chiamalo debolezza o fede, nasce con noi e ognuno si modella alla risposta a lui più intimamente appagante
si dice che chi ha fede è fortunato !
chissà......credo che nel frattempo, cioè nel tempo della famosa porta aperta, la rettitudine, la moralità, l'altruismo, l'umiltà, siano solide basi per procedere nella scoperta del vivere
come vedi la chiesa non rientra nelle mie riflessioni

16 Marzo 2012 19:09 Nome: Silvano Madasi
Concordo con te sull'altruismo, molto meno sugli altri tre requisiti. Ci siamo conosciuti un po' meglio e siamo forse meno distanti, Sandy; ne sono lieto

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